Oggi ritorna il nostro appuntamento “Cahiers du cinema” con l’uscita in Italia del film francese “Parlami di te” (titolo originale “un Homme Pressé”) di Hervé Mimran con l’eccezionale Fabrice Luchini e l’energica Leila Bekti.


Il film

La storia ruota attorno a un importante dirigente sempre in corsa contro il tempo, che a causa di un guaio fisico è finalmente costretto a fermarsi a ripensare alla propria vita ed a rivedere le priorità.

Il film è ispirato ad una storia vera : Alain, uomo brillante e di successo dalla facile parlantina, è un dirigente affermato di un’importante azienda. Il suo stile di vita frenetico lo vede troppo spesso assorbito dal lavoro, incline a trascurare la propria famiglia, gli affetti ed infine se stesso. L’uomo persiste nell’inseguire ciecamente la propria ambizione, sinché il corpo non decide infine di inviargli un chiaro segnale. Viene colpito da un ictus che gli creerà difficoltà nel linguaggio e vuoti di memoria. Minato nel fisico e privato delle qualità oratorie a lui tanto care, tenterà vanamente di riprendere il controllo della propria vita così come era prima continuando a rimbalzare contro un muro di gomma. Ci vorrà tempo per riprendersi, passo dopo passo, parola dopo parola. La sua rieducazione è affidata a Jeanne, logopedista che con grande pazienza e impegno lo aiuterà a ricostruire se stesso, imparando a concedersi il tempo di vivere.

 

La mia opinione

Ci sono film che si reggono sul nome del protagonista, e sai che devi andarli a vedere per un atto di fede. Così è per me Fabrice Luchini, attore prettamente teatrale occasionalmente “prestato” al cinema, che amo moltissimo. Sul palco Luchini sceglie accuratamente le parole, ne scandisce il suono e la dizione in maniera maniacale con fare quasi pedante – in Francia è molto noto per questo – per mostrare al pubblico quanto sia importante esprimersi bene anche per pensare bene.

Il paradosso di questo film, è che il protagonista perde questa facoltà di esprimersi correttamente e deve imparare a convivere con questo suo nuovo limite. Luchini gioca con le parole in modo nuovo, divertendosi a girarle e capovolgerle, invertendo le sillabe fino a confonderle tra di loro. E’ forse un modo di prendersi gioco di se stesso, e della propria reputazione di attore un po’ sostenuto.

 

 

Si tratta di un film dallo sfondo drammatico ma anche in grado di far sorridere, in virtù della indiscutibile verve attoriale del protagonista. La caduta di un uomo potente che si ritrova improvvisamente davanti alla fragilità dell’esistenza e ad una imprevista ricostruzione, impone una lezione di vita. Luchini ce la fornisce in modo garbato, avvalendosi di un plot volutamente convenzionale, all’interno del quale gli è più facile decostruire gli schemi ed i luoghi comuni di una storia dove tutto altrimenti saprebbe di già visto.

Con “Parlami di te”, Fabrice Luchini non insiste sul facile slogan imperante del “non prendersi troppo sul serio” a tutti i costi – Luchini infatti si prende e continuerà a prendersi sempre molto sul serio – ma suggerisce ed adombra l’idea che ciò possa non bastare e che le vie della soddisfazione interiore debbano necessariamente prendere altre strade.