#emptysms – La bellezza del Santa Maria della Scala di Siena a porte chiuse

Scegliete 12 instagramers tra i più influenti provenienti da tutta Europa, “rinchiudeteli” insieme per qualche ora dentro le magiche e fatate stanze di un antico museo dando loro carta bianca, ed avrete la ricetta perfetta per un empty museum.

L’obiettivo è quello di provare a percepire il fascino dei musei e la bellezza delle opere d’arte da una diversa angolazione, lasciando alla fervida fantasia degli Instagramers il compito di reinterpretarle in chiave social attraverso i rispettivi profili e piattaforme.

Il 16 gennaio il museo Santa Maria della Scala di Siena ha quindi avuto la sua prima esperienza “empty”, alla quale ho avuto l’onore di prendere parte insieme ad alcuni amici. Situato in piazza del Duomo 2, proprio davanti alla Cattedrale di Santa Maria Assunta, il complesso museale Santa Maria della Scala prima di essere adibito a museo è stato uno dei più grandi ospedali europei trecenteschi ed uno dei primi xenodochi. Oggi, esaurite le proprie funzioni sanitarie, è uno dei più importanti centri museali e culturali della città. Dato l’interesse che la mostra ha suscitato, l’esposizione è stata prorogata fino ad aprile e vi consiglio caldamente di andarla a vedere, se siete in giro per Siena e dintorni.

Cos’è un empty museum ?

Empty” in inglese vuol dire “vuoto”. In altre parole si tratta di una visita esclusiva a porte chiuse limitata ad un numero ristretto di persone alle quali viene concessa la possibilità, in via del tutto straordinaria, di aggirarsi per il museo e scattare foto senza il contorno abituale dei visitatori giornalieri della mostra. L’iniziativa è rivolta a selezionati influencers scelti per la loro capacità di raccontare e coinvolgere il proprio pubblico in rete. Un requisito fondamentale per poter seguire l’evento live e facilitarne la ricondivisione è che le fotografie vengano poi condivise su Instagram con un hashtag dedicato, che include la parola empty, seguita dal nome della location che ospita l’evento.

Il fenomeno di #emptymuseum nasce dall’idea dello statunitense Taylor Newby (senior Social Media Manager del MET) e fotografo David Krugman che nel 2013 organizzarono il primo empty al MET – Metropolitan Museum of Art di New York. Il movimento attira velocemente attenzione e si diffonde a macchia d’olio grazie al social network di Instagram: da Londra alla Tate Modern (#emptyTate nel 2014), a Parigi al Museo del Louvre (#emptyLouvre nel 2014), a Mosca al Teatro Bolshoi (#emptyBolshoi nel 2014), al Musée d’Art et d’Histoire di Ginevra (#emptyMAH nel 2015). In Italia i primi empty si tengono alla Regia di Venaria Reale (#EmptyReggia), alla Fondazione Prada di Milano (#emptyFondazionePrada nel 2015), al Duomo di Firenze (#emptyDuomoFI nel 2016), al Museo Egitto di Torino (#emptyEgizio nel 2017) fino ad arrivare a Siena con il Complesso museale Santa Maria della Scala (#EmptySMS).

Il team

 

Team Igers per Empty Siena
Team Igers per Empty Siena

 

Tra i nomi internazionali presenti appare quello di Ekaterina Mischchenkova (@katia_mi) direttore artistica e membro “The Russian Union of Art Photographers” ; Tiziana Vergari (@tizzia), artista e vincitrice del prestigioso premio internazionale Shorty Awards come miglior fotografia Instagram 2016; Cris Jimenez (@crisss) ex-manager della community Instagramers spagnola.

Fra gli italiani troviamo alcuni volti noti al nostro “palcoscenico” social come il designer e fotografo Michele Grimaz (@mighele_), la blogger Laura Masi (@ruberry) e il disegnatore Pietro Cataudella (@citylivesketch).

Si aggiungono al team le tre bravissime vincitrici del challenge fotografico #takemetosiena (organizzato dal 15 al 31 dicembre 2018) : Eliana Belloni (@elianalbelloni), Maria Grazia Paparelli (@marygrace83p) e Patrizia Causero (@thyay)

Ed infine gli organizzatori dell’evento: Antonio Cinotti (@antoncino), Antonio Ficai (@c4antonio) e Gianpiero Riva (@giariv), membri fondatori e attivi della community degli Instagramers Italia.

La mia esperienza

La sveglia suona all’alba, trattandosi di un empty museum che si svolge all’interno di un’area di 42.000 mq occorre presentarsi presto all’entrata. Alle 9:00 in punto arriviamo al museo Santa Maria della Scala pronti per vivere l’esperienza #emptysms. Un’ora ci è concessa nello spazio che ospita la mostra Ambrogio Lorenzetti, uno dei più grandi pittori europei del XIV secolo, ma ancora poco conosciuto al pubblico per quel che concerne la sua grande produzione artistica. Credo sia stata la parte più difficile da interpretare per i suoi numerosi affreschi a carattere sacro, poco adatti ad un contesto social, ma che ha costituito una sfida comunque affascinante.

A partire dalle 10 del mattino la nostra attenzione è libera di spaziare per tutto il museo, che come ho detto è a nostra esclusiva disposizione. Mentre cammino studiando ogni dettaglio, alla ricerca della luce ideale per i miei scatti, nell’aria si materializza una gradita sorpresa gentilmente preparata per noi dai tre curatori della mostra.

Girando l’angolo e seguendo il crescendo della musica che intanto ha invaso l’atmosfera, scopriamo infatti che alcuni studenti del Siena Jazz sono stati chiamati a suonare per noi all’interno del museo. Naturalmente li abbiamo “strapazzati” un po’, chiedendogli di spostarsi ora qua ora là per meglio cogliere l’essenza del loro essere musicisti in quel luogo mistico ed evocativo.

Empty Santa Maria della Scala

Aggirarsi all’interno di un museo privo di visitatori è un privilegio particolare, mi fa sentire come la destinataria ideale delle opere d’arte che vi sono esposte. Da appassionata d’arte, si è trattata di un’esperienza intimamente appagante. Benché già pregno di arte e significato di per sé, il museo vuoto si presenta agli occhi di un Instagramer come un immenso spazio vergine e fotogenico, dotato di un potenziale comunicativo alternativo a quello tradizionale. Lavorare con persone che conosci e stimi, poi – oltre a stimolare l’interazione a livello creativo – ti aiuta a dare il meglio. Così, con il dovuto rispetto alla sacralità artistica del luogo, abbiamo comunque tentato di dare il nostro contributo e reinterpretare questo spazio ciascuno a seconda del proprio stile personale e questo ci ha fatto sentire per qualche ora artisti in prima persona. Per quanto mi riguarda, scattando esclusivamente con lo smartphone ero abbastanza preoccupata per gli scatti in interno. In questo senso, un plauso speciale va agli organizzatori che hanno messo i fotografi/blogger nelle migliori condizioni di esprimere il proprio talento visuale fornendo anche materiale tecnico adatto a creare l’atmosfera perfetta di un vero e proprio backstage.

Lascio a voi giudicare il risultato…

 

IG @Atmolex
IG @Katia_Mi
IG @Tizzia
IG @Crisss
IG @mighele
IG @ruberry
IG @citylivesketch
IG @marygrace83p
IG @elianabelloni
IG @thyay
IG @c4antonio
IG @giariv
IG @antoncino
IG @rossifumi

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